La Grisi

Lei, la Crisi.

La crisi di governo, la crisi di coppia, la crisi del petrolio, la crisi dello spread, la crisi del caldo, la crisi del calcio, la crisi del latte, la crisi mistica, la crisi di nervi, la crisi isterica…

Sfido chiunque negli ultimi 7 giorni a non aver sentito almeno una o piu di queste “crisi”, citate da amici, parenti, giornali o televisioni.

Ok, gioco facile, siamo appena passati sotto una “crisi” di governo e quindi la cosa è sicuramente venuta alla ribalta. Però se ci pensate bene anche in tempi più tranquilli, tipo l’estate che ci apprestiamo a vivere, sicuramente si sentirà parlare di qualche crisi. (siccità? caldo? esodo vacanziero?).

Cominciamo con una spiegazione. Perchè il titolo “Grisi”? Qualche tempo fa, circolava questo meraviglioso video che narra la storia di una bambina Pisana. Ora sappiate che essendo Fiorentino DOC il rapporto con i Pisani è sempre un po particolare… (non me ne vogliano i lettori di Pisa eh…)

La cosa che mi ricordo del video è la bambina Giulia che parla della “grisi”, che poi è come la chiamerebbero in dialetto a Pisa. Da quel giorno ho sempre usato questa parola quando voglio svuotare un poco il significato di questo vocabolo.

Eh si, perchè ritengo che venga utilizzato un po troppo ed un po male, in quanto sembra che tutto ciò che non va esattamente come previsto ricade nel concetto di crisi.

Non sono un ottimista per partito preso, anzi, mi ritengo un realista/pessimista se proprio devo classificarmi. Questo però non significa che quando qualcosa non va per il verso giusto si debba urlare al disastro.

Facciamo l’esempio recente della crisi finanziaria dovuta alla situazione politica italiana. Al di là delle idee politiche, ma c’è stata veramente tutta questa crisi? O ce la siamo autoinflitta tipo Tafazzi.

Partiamo dal presupposto che Spagna, Belgio e Germania hanno impiegato molto più tempo di noi a formare governi in carica, è un dato oggettivo. Se non si fosse formato un governo sarebbero stati validi gli accordi presi dai precedenti, di fatto cambiando poco la situazione immediata del paese. 

Si dice che i “mercati” comprano e vendono il futuro, ma l’assenza di governo mantiene lo status quo, non lo cambia. E allora perchè aziende come Generali, Poste, Unipolsai, Cattolica hanno beccato una bastonata da 10% e più in due giorni?

Si dirà che è la “fiducia internazionale” nell’Italia, ma io non penso che due giorni prima i “mercati” si fidassero cosi tanto di più del nulla che c’era…

Secondo me, questa è la classica “Grisi”. E’ indubbio che il momento sia stato pesante, ma non da qualificarlo come “critico”. E sempre secondo me, a livello finanziario, grazie anche alla cassa di risonanza mediatica in cui viviamo oggi, il parco buoi è stato munto ben bene. 

Cosa ho fatto durante la “Grisi”? 

Ho comprato azioni, e ho venduto PUT, quindi tutto il contrario di quello che stava facendo la maggior parte del mercato. Sono pazzo?

No, semplicemente, come spiegato sopra, non vedendo un grosso cambiamento nei fondamentali delle aziende che mi interessavano e nelle quali investo, ho trovato il crollo del 10% un buon viatico per entrare a mercato o per consolidare posizioni aperte. 

Il DGIer è un investitore contrarian, entra quando tutti escono, perchè magari qualche volta le uscite di massa non seguono un vero e proprio motivo economico/finanziario, è solo paura. E quando parli di crisi da 80 giorni viene paura anche al gatto, che per sua fortuna non capisce l’Italiano…

Allargando il campo trovo che cadano nel novero delle “Grisi” tutti i crolli dovuti a Bezos. Ogni volta che Bezos dice di voler espandersi qui o la, megacrollo delle aziende interessate in 3 giorni. E’ chiaro che una mossa di Amazon sposta gli equilibri, ma è altrettanto chiaro che per quanti soldi e potenza economica possa avere Amazon, le aziende non entrano in crisi solo per un annuncio.

Per quanto posso mi sforzo sempre di vedere il quadro generale della situazione, cercando di non ascoltare i media. Anzi spesso smetto di leggere articoli economici del tutto e cerco di rivedere sempre se i fondamentali sono cambiati e giustificano un’inversione di rotta pesante. 

Ultima cosa sulla crisi è una piccola lezione di cultura Asiatica, della quale mi fregio di essere profondo conoscitore. Avrete sicuramente sentito che in Cinese “Weiji“, ovvero la parola usata per “crisi”, è formata da due caratteri Pericolo e Opportunità. Questo è lo tsu:

Ecco questa è una delle più grandi cazzate mai tirate fuori dai fenomeni intellettuali occidentali. Il primo carattere (Wei, o in Giapponese Ki) significa effettivamente “Pericolo”, ed il secondo (Ji in Cinese, in Giapponese Ki) ha una moltitudine di significati, uno dei quali è Opportunità, ma solo se usato con un’altro carattere prima di lui. 

Nel caso di “crisi” (Weiji in Cinese, Kiki in Giapponese) il secondo carattere assume il significato di “momento cruciale/incipiente”, quindi “pericolo incipiente / nel momento cruciale”. 

E’ molto poetico e romantico pensare che in Asia vedano la crisi come opportunità, ma non è così. 

Siccome ho promesso che NON avrei parlato dei successi ma solo degli errori, anche in questo caso non tutto è rose e fiori.

Pensiamo ad uno dei miei peggiori investimenti, Pearsons. Leader mondiale dei libri scolastici, di gran lunga il numero uno nel settore, azienda inglese (quindi dividendi non tassati!!), storico spaziale, industria molto solida (tutti devono studiare no?). Entro dopo uno storno del 20%, trimestrale molto negativa, transizione al digitale un poco lenta, problemi aziendali dovuti alla stazza dell’azienda. 

Mi convinco che è “solo una trimestrale”, e smetto di fare ricerca. E’ piu difficile trovare informazioni su aziende UK, percui mi accontento di quello che ho. La seconda trimestrale è peggio della prima, altro -20%, inizio a leggere le earning releases e mi rendo conto che per quanto grossi Pearsons sta brancolando nel buio con il rilancio dell’azienda, i numeri sono in calo perchè hanno puntato tutto sulla parte education, e in questo settore le piccole case riescono a dare servizi e prodotti migliori sfruttando internet, cosa che Pearsons non ha fatto. Forse tutta questa barriera d’entrata non c’era? Scopro anche che gran parte della barriera era politica, ovvero il governo impone certi libri, ma tra Brexit e Trump i due piu grossi clienti se ne sono andati!

Ecco qui posso dire che la CRISI c’è. Solo che me ne sono accorto tardi, ed alla fine sono uscito alla sospensione del dividendo con un allegrissimo -40%. 

Il fatto è che spesso le VERE CRISI, non vengono pubblicizzate sui giornali. Te le ritrovi sbattute li in faccia (vedi Melegatti), perchè alla fine non “fanno notizia”. 

Non posso dare consigli al di là di fare sempre ricerca quando si investe in un titolo, ma di sicuro posso dire che spesso la discriminante tra una Grisi e una Crisi è proprio il fatto che la prima è molto pubblicizzata, la seconda un po meno.

Quando invece una situazione problematica è eclatante allora fa notizia ed è pure vera, vedi MPS, anche se per quest’ultima faccio notare il silenzio tombale che c’e’ stato negli ultimi 6 mesi, come per Alitalia…