Quando vendere?

La formula magica per non sbagliare mai…

Qualche giorno fa mi è capitato di parlare con due persone dello stesso argomento. 

Quando si vende un titolo?

Partiamo dal presupposto che per il DGIer, tecnicamente, un titolo non si dovrebbe mai vendere. Per vari motivi:

  1. La due diligence fatta è sempre perfetta, perchè voi studiate sempre tutto nei piu minuziosi particolari e quindi l’azienda è ottima.
  2. Siete dentro per i dividendi, quindi vendere un titolo che magari ha pure accresciuto il suo valore e cedole ha poco senso.
  3. Il portafoglio lo darete in pasto ai vostri eredi perchè quello che conta è la rendita. 

Se rientrate in questa categoria di investitore potete andare a leggere qualcos’altro, perchè il seguito di questo articolo vi risulterà quantomeno pleonastico.

Se siete un’essere umano normale vi capiterà che:

  1. Quell’investimento partito tempo fa non solo non ha accresciuto il valore delle azioni, ma anche il dividendo è sostanzialmente fermo.
  2. Avete sbagliato a comprare l’azienda e adesso il titolo è svalutato. Il dividendo però rimane coperto e continua ad essere pagato.
  3. Avete sbagliato a comprare e non solo il titolo è svalutato anche il dividendo è stato tagliato/sospeso.
  4. Warren Buffet “de’ noiartri”, avete azzeccato alla grande e siete in zona homerun (+100% crescita del prezzo delle azioni).
  5. Il titolo viaggia a un +20%/30%, con dividendo abbastanza stabile, che cresce poco.

I casi potrebbero ovviamente essere di più, ma questa casistica prende quelli più interessanti.

Taglio subito alcune opzioni perchè per me sono le piu semplici da gestire:

la N.3, la N.2 e N.5 sono “no braniners”. 

La N.3 si vende sempre, senza pensarci. 

La N.2 e N.5 appartiene al club degli “hold” (a meno che non ci siano cambi stratosferici nel sottostante, che infrangono la tesi iniziale di investimento).

Rimangono fuori la 1 e la 4…

Come sempre parto da un caso personale.

Recentemente ho rimesso sotto osservazione alcuni titoli del mio Portafoglio, in particolare alcune aziende che mi hanno dato non pochi mal di testa.  

Nestlè, Ferragamo, OneOK Partners e Cembre.

Club degli “sfigatti”

Nestlè e Ferragamo appartengono a questa categoria. Il primo titolo è uno dei miei piu vecchi investimenti, preso nel lontano Dicembre 2014 quando feci partire il Portafoglio. All’epoca non mi interessava piu di tanto lo yield del dividendo, ma ero alla ricerca della cosa piu stabile e sicura che potevo trovare, e sicuramente Nestlè fa parte di questa sfera. 

Poco importa che il dividendo fosse sotto la soglia del 2% netto, uno dei miei target capisaldo, l’azienda è forte ed in crescita costante, sicuramente quello che perdo di cedola posso guadagnare di apprezzamento capitale. Questa era la tesi di partenza. 

A distanza di 4 anni, fino a 2 mesi fa Nestlè era sostanzialmente in pari come prezzo medio ed il dividendo per colpa delle tasse e del cambio con i franchi praticamente era invariato. 

Parliamo ora di Ferragamo. Inserita 2 anni fa nel PF, in parte per la ricerca di titoli Italiani a potenziale di crescita, in parte per l’ottima azienda che Ferragamo è. Dopo un’ottima crescita di valore che ha portato il titolo anche ad andare +40% sul mio prezzo medio, recentemente c’e’ stato un crollo verticale che l’ha riportata ai livelli in cui l’avevo comprata. Il dividendo purtroppo è fermo, abbastanza normale per un’azienda italiana.

Ecco questi due casi sono abbastanza simili ma per il sottoscritto con un finale diverso. 

Nestlè è stata recentemente venduta. Ho atteso che facesse un fisiologico +10% e l’ho lasciata andare, principalmente per il dividendo fermo ed i problemi con il cambio in Franchi Svizzeri, oltre che alla tassazione mostruosa. Certo se avesse avuto un +50% di valutazione probabilmente l’avrei tenuta, ma se in 4 anni sostanzialmente è rimasta al palo probabilmente la crescita stenta ad avvenire nel colosso Svizzero.

Ferragamo rimane in PF, con possibile incremento se toccherà il -10%. Qui credo nell’azienda che mi da l’idea di essere al centro di una serie di speculazioni ribassiste, certo il dividendo basso non mi piace, però penso che il valore del gruppo fiorentino sia molto piu alto di quello che il mercato gli riconosce adesso, ed in più è l’unico titolo del lusso che posseggo.

Club di “quelli bravi”

OneOK e Cembre sono entrambi a quasi il +100% rispetto al prezzo medio di carico. Con il gruppo di investitori che popola questo sito ci siamo interrogati su “quando conviene vendere”. In questo caso io preferisco NON vendere, o se proprio proprio mi sento di prendere profitto di vendere la metà della posizione. In un ottica di “ho ripreso quanto ho investito, tra gain e dividendo” questo approccio fa si che uno si tenga delle azioni che praticamente sono a “costo 0”, in quanto hanno gia prodotto il loro valore inizialmente investito. Non nascondo che questo approccio mi stuzzica non poco.

D’altro canto vedo Cembre che mi da il 4,54% NETTO e OneOK che da il 5,17% netto (contro il 2% netto che avrei se comprassi oggi), e penso che alla fine dovrei essere piu fedele al “credo” DGIer. Se porto via la metà delle azioni mi porto via la metà del dividendo, e questa è una mossa assolutamente da non fare, quando si può evitarla. 

Nulla poi mi dice che il titolo non continui a crescere. 

Alla fine su entrambe i titoli appartenenti a “quelli bravi” ho deciso di non muovermi e non ho venduto. Ho un bias su OneOK perchè poverina vale proprio poco nel mio portafogli come peso. Se proprio avessi delle opportunità su altri titoli (vedi quella mancata recentemente su T per mancanza di cash) potrei decidere di sacrificarla per un bene maggiore.

Quindi il “quando vendere” come sempre è molto soggettivo e dipende dai casi in cui siamo. Da DGIer ho fatto alcune scelte relative allo yield dei titoli (3 su 4) mentre una scelta è dettata (Ferragamo) dalla convinzione che il titolo sia sotto pressione speculativa.

L’argomentazione opposta ovviamente è sempre quella che mi dice il promotore di una nota banca online, mio amico. 

“Si Lorenzo, ma se tu prendi profitto ora quanti dividendi rappresenta quel gain?”. 

La realtà è che ha ragione da un punto di vista matematico e finanziario, ma lo scopo ultimo del portfolio DGI è quello di avere un set di aziende che continuano a pagare dividendi possibilmente crescenti. Non è quello di prendere profitto quando si può per poi reinvestire. 

Sono due approcci molto diversi, ed il prendere profitto oggi SICURAMENTE mette in salvo i soldi che perderemo domani alla prima recessione, ma è anche vero che potrebbe toglierci di mezzo titoli che poi rimpiangeremo (vedi nel mio caso MCD, SWK, Oreal tanto per citarne alcuni). 

Quindi per rispondere alla domanda iniziale, secondo me, un DGIer raramente vende. Se l’azienda cambia radicalmente può vendere. Ma se il trade di lungo (apprezzamento dividendo e in valore) segue il progetto iniziale non c’e’ ragione per disfarsi del titolo.