Sangue

Quando c’e’ sangue nelle strade…

Il mese di Ottobre, come peraltro Febbraio/Marzo del 2018, ha riportato in auge il detto del Baron Rothschild “when there’s blood on the streets it’s time to buy”.

Quando c’e’ sangue sulla strada è tempo di comprare.

Mi ha sempre incuriosito questo detto, e dal momento che ho cominciato ad investire nel mio portafoglio DGI nel 2014 mi ritengo molto fortunato a non aver ancora realmente vissuto un vero mercato Orso. Di contro ho gia vissuto 3 flash crash ed un’altro paio di crisi più allungate (qualche settimana al massimo). Un pò come tutti gli investitori penso che vedere il portafogli andare giù come un sasso in un lago non faccia piacere a nessuno. 

E’ in questo frangente che l’investitore DGI deve tenere i nervi saldi. Primo step è cercare di carpire le opportunità che anche durante una crisi possono presentarsi.

Non è semplice se si è quasi completamente investiti, perchè sicuramente non si ha a disposizione molto cash e probabilmente dei punti di criticità verranno allo scoperto.

Per punti di criticità intendo aziende che purtroppo non erano così buone come pensavamo, e vuoi per colpe proprie miste ad un crollo del sentiment verso le azioni magari soffrono di più.

Partiamo dalla premessa che essendo investiti in azioni è molto probabile che alcuni titoli siano in rosso anche del 60%. Chiaramente questo ci porta a dove rivalutare la nostra tesi di investimento iniziale per capire realmente come stanno andando le cose. 

Vediamo alcune casistiche che al momento ho per le mani:

General Electric

Aveva già tagliato il dividendo tempo fa. Lo ha annullato definitivamente di recente, siede con un poco allegro -60% nel mio portafogli. Ora come ora si becca il bollino di “dead money”. In un portafogli DGI non dovrebbe starci. Il piano di ristrutturazione sta avendo una accellerata grazie al nuovo CEO, ma c’è tanta strada da fare. Difficile che l’azienda fallisca, ma la ripresa sarà lunga.  

GIMA TT

Azienda Italiana, attualmente -40%, ha riconfermato la guidance per il 2018 dicendo che i target promessi saranno fatti per l’anno in corso, nessun accenno al dividendo. 

ABINBEV

L’azienda produttrice di birra per eccellenza, megamerger fatto con Sab Miller, debito alto e management di 3G Capital. Alla fine il debito è troppo pensate da sostenere, quotazioni in picchiata e taglio del dividendo (non del tutto strano per un’azienda Europea). Ovviamente i soldi risparmiati verranno immessi per ridurre il debito, i paesi emergenti nei quali i marchi di InBev sono molto forti hanno performance negative ultimamente e i numeri stentano.

Per tutte queste aziende il mercato in fase di correzione sicuramente accentua le perdite, e quindi delle analisi vanno fatte. 

Gima TT non ha comunicato nessun profit warning. Per adesso non ha senso fare nulla, al massimo posso valutare un ulteriore acquisto per accumulare. 

AbInbev è la classica situazione da monitorare, prodotto difensivo, azienda che dovrebbe essere ben gestita. Il taglio del dividendo non mi piace per nulla ma prendere la perdita adesso mi scoccerebbe, posso valutare di ridurre la posizione se si avvicina al prezzo dell’ultimo acquisto, ma per ora sto fermo. 

GE invece la devo mollare, e prendere la perdita. Non ha molto senso tenerla più a lungo, complice il fatto che sono a fine anno aspetterò Dicembre per capire quanto gain posso compensare da questa minus, e molto probabilmente staccherò la spina. 

Tutto questo per quanto riguarda i titoli in perdita, ma prima parlavamo di sangue per le strade, ed infatti torniamo in “strada”.

La prima cosa che cerco di fare in questi momenti è cercare di capire quale è il catalizzatore della crisi in atto, se è qualcosa di lungo termine o meno. 

Secondariamente inizio a cercare nella Wishlist quelli che sono i titoli che si avvicinano allo yield netto che vorrei avere, nel mio caso è il 2% (piu info sulla strategia le trovate sul mio blog).

E’ chiaro che comprare titoli che stanno scendendo di valore non è il massimo della vita, se siamo all’inizio di un mercato Orso avremo delle perdite in conto capitale, però, sebbene sia meglio comprare il più basso possibile, è anche vero che se non sono a mercato non genero dividendi, e se non genero dividendi i miei soldi nel conto stanno a fare nulla. 

In questi casi può aver senso entrare a pezzi, non occupare posizioni “full” almeno di non essere strasicuri di quello che facciamo. 

Queste crisi aprono molte opportunità, ed anche durante i mercati negativi non tutti i titoli scendono, e non tutti i titoli sospendono i dividendi. Alla fine se l’orizzonte è di lungo periodo il prezzo d’entrata è solo utile per i fini dello yield che andiamo a percepire, non di più.

Un’altra strategia che metto in atto, ma quella è gia presente dall’inizio dell’investimento, è quella di diversificare. 

In un periodo (Ottobre 2018) dove gli indici come il FTSEMIB hanno fatto il -10%, il DAX -8% e DOW -8% il mio portafoglio ha perso il 4% nel punto di dragdown più basso. Non sono un mago, un portafoglio di titoli difensivi deve fare questo (altrimenti avete sbagliato qualcosa), però la diversificazione qui aiuta molto. 

Da non dimenticare anche la questione psicologica che influisce molto nelle nostre scelte da investitori. Quando il sangue corre nelle strade il primo istinto è quello di non volersi sporcare. 

Nella selezione delle aziende che vogliamo aggiungere ma anche nel management dell’investimento in tempi di Tori ed Orsi la nostra psiche incide parecchio. La cosa migliore, ed anche quella più difficile, è mantenere la calma, se non ci sentiamo pronti ad investire in un momento di forte ribasso meglio non investire. Di sicuro farsi prendere dal panic selling è la cosa da non fare.   

Cosa ho comprato recentemente? Mediobanca, Servizi Italia e Brembo tutti nel Bel Paese che è in preda alla crisi spread/finanza/Europa. Di sangue a Piazza Affari ne è corso parecchio! 

Tutte aziende che seguivo e seguo da tempo che avrei comprato anche a prezzi più alti, e che sono scese per motivi che reputo non imputabili a loro direttamente. Avrei operato anche negli Stati Uniti ma purtroppo non ho abbastanza dollari per muovermi al momento.

Andare “contro corrente” (tutti i media parlano di come è messa male l’Italia) non è semplice. Probabilmente mi sbaglio, ma il crollo in Italia delle quotazioni mi ha dato tanto l’idea di un pani selling dettato da questioni esterne. Se mi sbaglio le azioni storneranno ancora, ma in questo caso la due diligence fatta dovrebbe (spero) salvare il dividendo. Ed il mio fine è quello principalmente! 

Come sempre, aver ben chiaro quello che è il nostro punto di arrivo può aiutarci a navigare meglio in acque tempestose. Di sicuro faremo degli errori, ma il fine ultimo è l’accumulo di azioni di aziende meravigliose che magari soffrono adesso ma che in futuro potrebbero darci delle gioie. Sia in termini di dividendi che in termini di prezzo dell’azione stessa.

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bierlollo
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Come sempre ci vuole grande pazienza. Al momento il sangue sta scorrendo in Italia, per il resto potrebbe essere un semplice storno. Io mi sto legando le mani e non acquisto. Vediamo se più avanti ci saranno prezzi ancora migliori.

leguf
Member

Se parliamo di borsa italiana, io tutto questo “sangue per le strade” non lo vedo, perchè negli ultimi 5 anni, praticamente, l’indice non è andato da nessuna parte (11/11/2013-18687 09/11/2018-19258 con un massimo di del 15/01/18-23749).
Detto ciò, io cerco comunque di approfittare di qualunque ribasso (sul PMC) delle azioni che ho in portafoglio a prescindere di quello che fa l’indice nel suo complesso.

Ciao – leguf

Emiliano Pilone
Admin

Concordo, l’indice italiano andrebbe accumulato per speculazione attorno ai 12000 punti, allora si che ci sarebbe il ” sangue”. Ad ogni modo , se approfondiamo le performance di alcuni titoli alcuni sono dimezzati dai loro massimi, e la cosa non mi sorprende affatto.. anzi.
Purtroppo, come già ribadito più volte, è un indice speculativo e non adatto al DGI.. o meglio .. non performante quanto quello USA, poi se vogliamo farci un conto PIR.. magari va già meglio ma come total return siamo lontani dai listini Americani.
L’ideale sarebbe avere cittadinanza statunitense per non pagare la doppia tassazione!