Storia di un PIR tradito

I PIR erano già complicati ma così…

Partiti con la legislatura precedente i Piani Individuali di Risparmio sono dei veri e propri conti trading esentasse. Si avete letto bene, i PIR non prevedono tassazione su dividendi e capital gains!

 

L’invenzione non è Italiana, conti simili sono presenti in quasi tutti i paesi esteri e finalmente l’Italia si è aggiornata creando la propria proposta ai contribuenti residenti nel Bel Paese.

Cominciamo con il dire che la possibilità di comprare e vendere azioni è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni. L’accesso al mercato è sempre più diretto, relativamente facile e veloce. Questo fà si che un PIR possa essere uno strumento molto valido per il piccolo risparmiatore.

Purtroppo vedremo in questo articolo che, per adesso, le cose non sono così semplici.

E’ importante stabilire il fatto che questi conti NON sono stati creati per soggetti che investono in azioni ad alto rischio o che fanno trading attivo. In teoria il conto PIR servirebbe al classico cassettista che ha un’operatività modesta, e che non movimenta costantemente il conto. 

Almeno così sono stati presentati e “venduti” al pubblico. 

Per fare questo il governo italiano ha deciso di mettere alcuni vincoli al PIR, ed è proprio sui vincoli che purtroppo crolla, secondo io parere di chi vi scrive, gran parte del vantaggio di questo strumento.

Volendo pensare male, l’introduzione di vincoli all’investimento riduce la platea di chi può gestire questo strumento direttamente a favore delle banche e delle SIM che immediatamente hanno creato una pletora di fondi “PIR Complaint”, un’altra freccia al marketing di prodotti finanziari di cui non si sentiva veramente il bisogno…

Ma quali sono questi vincoli:

– Il 70% dell’investimento deve essere indirizzato su titoli Italiani. Di questi il 30% NON deve essere investito in aziende presenti sul FTSEMIB.

– Il restante 30% può essere investito liberamente.

– Si possono indirizzare al conto PIR massimo 30.000 Euro all’anno, per 5 anni. 

– L’investitore ha il vincolo di ripartire l’investimento in modo che ogni titolo presente sul conto NON superi il 10% della somma versata.

– L’investitore non può “togliere” fondi dal conto PIR prima della scadenza dei 5 anni, pena la perdita dei benefici.

Nell’ultima finanziaria sono stati aggiunti altri due vincoli:

– Nella fetta destinata solo a titoli Italiani è stato inserito il vincolo di investire sul mercato AIM il 3.5% delle somme versate

– E’ stato introdotto un’ulteriore vincolo di investimento pari al 3.5% della somma versata per i fondi di Venture Capital.

Prima considerazione. 

All’estero i vincoli sono principalmente sulle somme che possiamo investire, e in parte sulla destinazione dell’investimento (Nazionale vs. Internazionale). Ritengo corretto che se ti sconto le tasse almeno i tuoi soldi debbano rimanere sul suolo nazionale, in gran parte.  

Purtroppo in Italia siamo riusciti a fare un “troiaio”, come diciamo qui a Firenze, con vincoli e sottovincoli che ritengo assurdi e nei quali ritrovo la democristiana volontà di non scontentare nessuno, di fatto scontentando tutti…

Ad ogni modo l’inserimento dei vincoli sui fondi Venture Capital ed il segmento AIM è un’ulteriore chiodo nella bara di questo strumento, dato che si tratta di due mercati molto volatili e proni alle perdite, in certi casi anche totali, del capitale. 

Alla faccia dell’investimento da cassettista pensato per l’investitore medio!!

La cosa stupenda (che stupenda non è) è il fatto che sono certo che le banche e le varie SICAV non  menzioneranno più di tanto questo aspetto, ma se siete lettori di queste pagine probabilmente non vi interessa questo aspetto perchè sarete più propensi al fai da te. 

Come si inquadra il conto PIR nell’ottica di un DGI? Parliamo qui del PIR “fai da te” ovvero un conto PIR che siamo noi a gestire, come un vero e proprio fondo.

Purtroppo per la natura di accumulatore che un DGIer dovrebbe avere, la parte della non-tassazione del capital gain dovrebbe rimanere marginale. Ovvero, non facendo trading sul prezzo di un titolo questo aspetto non ci interessa principalmente. 

Ovvio che è un bonus MOLTO INTERESSANTE da tenere in considerazione, perchè ogni tanto capita di vendere per prendere profitto.

Discorso diverso e molto più interessante quello che riguarda i dividendi. Dividendi esentasse sono MOLTO interessanti, perchè ci daranno l’opportunità di accumulare ancora di più facendo si che la nostra palla di neve si ingrossi più velocemente!

Dobbiamo fare però i conti perbene, perchè quello che all’apparenza sembra un porto franco può rivelarsi sconveniente.

Parliamo dei conti PIR “fai da te” ovviamente, quelli gestiti non li voglio neanche menzionare, tanto sono rapine a mano armata nella maggior parte dei casi, dove i vantaggi li prende la banca e basta.

Un PIR fai da te costa circa 100 euro all’anno. Consideriamo un portafoglio che rende il 4% lordo. 

– Abbiamo bisogno di almeno 10000 euro investiti in un PIR per arrivare a break even. Ovvero le spese copriranno il vantaggio fiscale (100 euro). 

La tabella seguente dà un’idea della potenzialità del risparmio su 5 anni, considerato che si investe sempre il massimo possibile, e che tutti gli investimenti pagano il dividendo nell’anno (dividendo medio del 4%). 

 

YearInvestedDividendsTaxesSavings
Y1300001200312212
Y2300002400624524
Y3300003600936836
Y430000480012481148
Y530000600015601460
Total1500001800046804180

Il risparmio è certo ed equivale a prendere un dividendo in più all’anno! Ci sono però delle considerazioni che voglio fare, per me molto importanti.

Se costruisco un portafoglio che in teoria non voglio movimentare, sarà sufficiente che tutto il portafoglio sia sotto del 1% per aver perso il guadagno che ho fatto in 5 anni con i dividendi. 

Considerato che 5250 euro dovranno essere destinati a fondi di Venture Capital (al quinto anno di PIR), ed altrettanti al settore AIM, c’è la possibilità che qualche investimento sia andato male.

Allo stato attuale delle cose sembra che ci vorranno tre mesi per sapere esattamente come le nuove regole promulgate nel 2018 verranno applicate. L’idea del PIR è ottima di base ma purtroppo mi pare oltremodo complicata dalle paturnie nostrane. 

Di sicuro dovremmo adattare la nostra strategia, privilegiando anche logiche “value”, dove poter sfruttare anche l’esenzione che riguarda il capital gain. 

C’e’ poi la considerazione DGI/ITALIA che va fatta. Parliamoci chiaro, a parte una manciata di aziende più “aristocratiche” il resto del listino italiano non è sposato alla politica di dividendi come succede in altri paesi. Questo fà si che in un momento recessivo o di crisi molti dei nostri investimenti potrebbero vedere tagli o congelamenti dei dividendi. 

Dal momento che non possiamo concentrare i soldi su pochi titoli, ma dobbiamo averne almeno 9 (il decimo può essere il cash liquido), il rischio che ci si veda tagliare una cedola è reale. 

Quindi ricapitolando:

– Il PIR per funzionare “bene” dovrebbe girare su una logica di dividendi, ma anche su una logica di capital gain. 

– I vincoli di investimento ci costringono a dedicare il 7% del PF in settori/mercati/titoli che mal si sposano con la natura difensiva del DGIer, ed aumentano la volatilità dello strumento e di conseguenza il rischio.

– Dovendo investire il 70% del totale in Italia ovviamente ci si espone ad un rischio paese non indifferente, e considerata la scarsa attenzione alle politiche di distribuzione delle aziende nostrane potrebbe capitare che si incorra in tagli/annullamenti di dividendi quando il mercato non va tanto bene. 

Queste tre caratteristiche mi sono saltate all’occhio e come dico spesso: l’importante è essere consci di cosa stiamo facendo. 

Il PIR come è stato “venduto” secondo me è molto diverso rispetto a quello che realmente è. Per il “fai da te” vedo uno strumento certamente interessante, moderatamente rischioso e rivolto ad un pubblico esperto. Il PIR “faccia lei” invece è una schifezza punto e basta, scegliete altri fondi, è meglio. 

Alla fine il giudizio non è molto positivo, e per questo parlo di tradimento. Le premesse c’erano tutte, purtroppo è prevalsa la logica della complicazione a quella della semplicità, ed alla fine il risultato è un brodino, mentre ci avevano parlato di bistecca… 

 

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leguf
Member

Io direi, un classico pasticcio all’italiana.

ciao – leguf

Emiliano Pilone
Admin

e io che l’ho “aperto” il 28/12/18, devo aspettare 4 mesi perchè fino ad allora non si sa se le modifiche ci saranno o meno, oltre al danno la beffa…