Value Vs Growth

Value Vs Growth

 

Riprendo alcuni concetti espressi in questo articolo perchè fanno capire in modo ottimale quanto sia in grado di ripagare l’investitore la strategia di acquisto titoli value da dividendi. E’ vero che comprare titoli Value non è necessariamente legato al concetto di dividendo, infatti esistono tutta una serie di titoli sottovalutati che non distribuiscono dividendi e che ovviamente sono acquistati dall’investitore value ma non dall’investitore in dividendi. Tuttavia spesso i titoli value sono anche buoni pagatori di cedole e questo rende l’investimento relativamente più sicuro, almeno secondo la mia opinione.

L’articolo che vi riporto sotto sostanzialmente mette in guardia l’investitore in titoli growth, che hanno visto performance in grado di battere il mercato in questo toro decennale, da una possibilità sempre maggiore della fine del ciclo. Chi invece avesse perseguito una strategia value negli ultimi anni avrebbe ottenuto una performance inferiore a meno che i titoli value non fossero stati anche distributori di dividendi migliorando il TR finale.

Ma la cosa interessante è che in caso di ribasso delle quotazioni il mercato dei fondi e del risparmio punterà di nuovo ai titoli value, proprio quelli nei portafogli di chi ha sempre seguito questa strategia!

 

Gli Stati Uniti andranno i recessione? Il dilemma divide le grandi investment bank e nemmeno le parole del presidente della Fed Jerome Powell, durante l’audizione di fronte alla Commissione bilancio della Camera metteranno la parola fine al dibattito. Powell infatti ha tentato di rassicurare i policymaker Usa, dichiarando che “in linea di principio non c’è motivo di pensare, a mio avviso, che la probabilità di una recessione sia elevata”. “I cicli passati si sono conclusi quando l’inflazione è aumentata e la Fed è stata costretta ad aumentare i tassi di interesse, cosa che non sembra probabile a causa di aumenti dei prezzi ridotti negli ultimi anni”, ha dichiarato Powell. Queste parole sembrano sposare l’idea di una crescita sostenibile e quasi infinita, a meno di errori da parte di chi guida la politica monetaria. Tuttavia è certo che sta montando la preoccupazione su come evolveranno i mercati dopo il rally da record del 2019 che ha interessato sia i bond sia le azioni.
 
Morgan Stanley dedica un corposo studio proprio alla necessità di attrezzare i portafogli in vista di una rotazione dai titoli growth verso i titoli value, quelli che sulla base dei multipli presentano valutazioni ancora a sconto. “Riteniamo che la sovraperformance dei titoli growth rispetto a quelli value stia arrivando alle battute finali, dopo 13 anni di trend”. Secondo gli esperti di Morgan Stanley il cambiamento non sarà rapido e repentino, ma graduale. Ci sarà prima una fase di sottoperformance dei titoli growth dovuta alle revisioni delle attese sugli utili e all’elevato costo del capitale. Mentre per la sovraperformance dei titoli value, quelli che in Italia vengono definiti da cassettista, ci vorrà una recessione che svolga la funzione della manzoniana scopa del sistema, ossia che porti a un riavvio del ciclo degli investimenti e a maggiori stimoli fiscali.
 
L’idea è che dopo una recessione, anche non grave e traumatica, gli investitori tornerebbero a cercare il vero valore, ossia quelle società il cui prezzo non incorpora completamente le prospettive di crescita. Uno stile di gestione che si ispira a Warren Buffett, soprannominato oracolo di Omaha proprio per aver dimostrato nella sua carriera in finanza di saper trovare valore tra le società trascurate dal mercato.
 
Proprio una recessione farebbe da cesura tra il decennio che ha visto brillare i grandi colossi tecnologici a una nuova era, che si potrebbe quasi definire vintage, in cui i multipli tornano in primo piano.”La storia può sempre aiutare a tratteggiare il futuro che ci aspetta.
 
Così come è avvenuto alla fine degli anni ’90 o nei primi anni del 2000, quando una recessione provocata dal calo degli utili aveva portato a una riduzione delle spese per investimento (capex) e a un aumento della disoccupazione, nonostante i dati macro restassero solidi e i consumi resilienti, la correzione dei prezzi delle azioni sopravvalutate può avvenire rapidamente. Dopo questa correzione ci fu una sovraperformance dei titoli value nel ciclo successivo, fino alla metà degli anni 2000″, spiegano gli esperti di Morgan Stanley. Sul timing della correzione gli esperti non si sbilanciano, ma avvertono che farsi trovare impreparati potrà essere rischioso. 

Fonte Articolo: Milano Finanza , Market Watch